27/01/2012
Voce dai lager: Qui non c'è primavera
[Ravensbriick, senza data]`
Le palpebre sono pesanti la mano a stento riesce a far scorrere la matita la testa cade ciondoloni, ma nonostante tutto il pensiero è ancora fisso lontano in un ricordo che nello stesso tempo è visione e speranza, è desiderio... Italia.., mia, mia casetta lontana, mamma, papà, dove siete, perché non mi date vostre notizie, perché mi lasciate sola? Ho tanto bisogno di conforto, mamma ho bisogno di te, voglio che tu mi stringa fra le tue braccia, sono troppo sola, paurosamente sola, fra la promiscuità di tante donne che di donna non hanno piú che le sole sembianze fisiche - Mamma dimmi tu, è meglio restare o partire? Mamma ispirami tu, io voglio vivere, non voglio morire, voglio tornare a te ma non so cosa fare, sono tanto stanca e tanto malata. Sento che le forze se ne vanno, di giorno in giorno divento piú debole, ma non voglio andare dal dottore, non bisogna essere ammalati adesso, poiché c'è nella notte una fiamma che brilla di una luce fosforescente ed infernale. - Sono quattro settimane che lavoro di notte, sono tanto stanca, ma il mio cuore soprattutto non sopporta piú la fatica e mi gioca tanti tiri. Quando piú la stanchezza... mi afferro la testa tra le mani e allora in dolce dormiveglia rivedo la mia casetta, i miei fiori, i miei campi, i miei prati... sono già in fiore (...) La primavera già fiorisce, ma qui non c'è primavera, è inverno eterno ed un vento terribile soffia e penetra fra gli interstizi e le pareti troppo sottili.
Mamma, mamma aiutami tu, mamma solo tu mi puoi ancora dare la forza di vivere e tornare.., mamma vieni stanotte in sogni ti attendo.
14:45
Scritto da: falconelungi
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La spremuta
Di arancio, limone, pompelmo... È fresca. Dissetante. Tonica. Quella di un uomo, di un popolo, di una terra... È umiliante. Meschina. Perversa. Eppure è storia di ieri e di oggi. Universale e locale. Internazionale e cittadina. A volte percorre strade evidenti e tangibili. Altre volte predilige vicoli più intricati e bui. Forme più striscianti e subdole. Ma è sempre storia di uomini spremuti. Umiliati. Schiacciati... E cacciati. Out. Fuori gioco. Non servono più alla logica di prestigio, di potere, di organizzazione. Personale o collettiva. Privata o pubblica. Religiosa o civile. Parole come dignità, onestà, correttezza sono cancellate. Non` fanno più parte del vocabolario e dello stile. La legge dell'io soppianta quella del noi. Il cinismo batte il rispetto. Dieci a uno. È storia di cattiverie. Bassezze. Vigliaccherie. Iniquità. È la nostra! E dentro questa storia: l'uomo dei dolori. Gesù Cristo. Umiliato. Schiacciato. Ucciso. Dice il profeta Isaia: "Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti" (Is 53,5). La nostra guarigione chiede un prezzo altissimo. Le sue piaghe. La sua morte... E ancora continueremo a costruire una storia di... Spremute?
00:00
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26/01/2012
La Marcia di Radetzky
22:59
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Ho voglia di sognare ancora
Ho fatto tanti sogni che non si sono mai avverati. Li ho visti svanire all'alba. Ma quel poco che grazie a Dio si è attuato, mi fa venire voglia di sognare ancora. Ho formulato tante preghiere senza ricevere risposta, pur avendo atteso a lungo e con pazienza, ma quelle poche che sono state esaudite mi fanno venire voglia di pregare ancora. Mi sono fidato di tanti amici che mi hanno abbandonato e mi hanno lasciato a piangere da solo, ma quei pochi che mi sono stati fedeli mi fanno venire voglia di avere ancora fiducia. Ho sparso tanti semi che sono caduti per la strada e sono stati mangiati dagli uccelli, ma i pochi covoni dorati che ho portato fra le braccia, mi fanno venire voglia di seminare ancora.
00:00
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25/01/2012
Daniel Sentacruz Ensemble - Soleado
22:06
Scritto da: falconelungi
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I pesci rossi
I pesci rossi nella palla di vetro nuotavano con uno slancio, un gusto di inflessioni del loro corpo sodo, una varietà di accostamento a pinne tese, come se venissero liberi per un grande spazio. Erano prigionieri. Ma si erano portati dietro in prigione l'infinito.
EMILIO CECCHI
Quei pesciolini si muovono con eleganza anche in questo piccolo spazio, quasi fossero nell'immenso oceano. Sono, in realtà, prigionieri; eppure essi hanno portato con sé il respiro del mare, delle distese infinite, e i loro arabeschi di nuoto sono come la memoria di quella libertà che è rimasta attaccata a loro, anzi, dentro di loro. È facile sciogliere la metafora. Si può essere condannati su una sedia a rotelle, oppure votati a un'esistenza monotona e ristretta, o persino relegati in una cella, ma l'anima può librarsi oltre, nello spazio infinito del cielo, nella cavalcata della fantasia, nel volo verso altri orizzonti che la lettura o il pensiero rende possibile. La reclusione è prima di tutto una questione dello spirito, come lo è la libertà.
00:35
Scritto da: falconelungi
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