L’amore e il tempo

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Il tempo è lo spazio in cui l’uomo può dipingere il suo capolavoro o uno scarabocchio. Finchè c’è tempo la speranza non muore, non deve morire. Con il pennello che il tempo ci lascia e i colori che troviamo, come patrimonio, dentro di noi dipingiamo la nostra tela, il capolavoro che sarà messo nella pinacoteca di Dio.

C’era una volta un’isola sulla quale vivevano tutti i sentimenti. La Gioia, La Vanità, la Conoscenza e tutti gli altri, incluso l’Amore. Un giorno, fu annunciato che l’isola sarebbe stata presto sommersa, cosi tutti i sentimenti preparano le loro imbarcazioni e se ne andarono. L’Amore fu l’unico che restò, perché voleva restare con l’isola fino a quando essa non sarebbe stata sommersa. Quando l’Amore rischiò di restare sommerso anch’esso domandò aiuto. La Ricchezza passò con un magnifico battello. L’Amore le domandò “Ricchezza, vuoi prendermi con te?” La Ricchezza gli rispose “non posso, il mio battello è pieno d’oro e d’argento e non c’è più posto per te.” Allora l’Amore domandò alla vanità che passava di là. “Vanità, per favore, aiutami!” “Non posso aiutarti, Amore, sei tutto bagnato potresti rovinarmi il battello.” Gli rispose la Vanità.
La Tristezza era poco lontano, cosi l’Amore le domandò  “Tristezza, prendimi con te”
” Oh, Amore sono cosi triste che preferisco continuare da sola…” La Gioia passava al seguito, ma era talmente contenta che non senti nemmeno… l’Amore chiamarla!
Improvvisamente una voce parlò: ” Vieni Amore, io ti prendo con me”. Era un VECCHIO.
L’Amore era cosi contento che si dimenticò di chiedergli il suo nome! Quando furono arrivati in un paese sulla terraferma il VECCHIO se ne andò proseguendo il suo cammino.
L’Amore domandò allora alla Conoscenza, un altro VECCHIO, qual’ era il nome di colui che lo aveva aiutato . Era il Tempo, rispose la Conoscenza. ”Il Tempo? Ma perché il Tempo mi ha aiutato?” domandò l’amore. Non c’è che il Tempo che può comprendere quanto grande è l’Amore. “rispose la Conoscenza”.

Bisogna avere il tempo… per realizzare ciò che è il vero amore.

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Vedi cara – Francesco Cuccini

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Un pensiero al giorno: la Divina Misericordia

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Cristo risorto è sommo sacerdote misericordioso, perché il suo sacrificio è consistito nel condividere tutta la nostra miseria, tutte le no­stre sofferenze, morte compresa, e nell’affron­tare per noi tutte le forze del male per vincerle con la forza del suo amore. La misericordia di Gesù si manifestava già chiaramente nella sua vita pubblica prima della passione. (…) La con­templazione della passione di Gesù, come nuovo sacrificio di consacrazione sacerdotale, conduce a dare grande rilievo alla misericordia di Cristo risorto come qualità essenziale per l’esercizio della mediazione sacerdotale. L’autore della Lettera agli Ebrei (…) ci fa ca­pire che il progetto di Dio per noi era quello di procurarci un sommo sacerdote perfetto, un sommo sacerdote autorevole per i rapporti con Dio e pieno di misericordia per la nostra situa­zione pietosa di peccatori. Ci fa capire che per attuare questo progetto era necessaria la pas­sione di Gesù; bisognava che il Figlio di Dio, « irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza» (Eb 1,3), scendesse per amore nel più profondo della nostra miseria, allo scopo di condividere pienamente la nostra situazione e di permearla del suo amore e della sua grazia, di modo che diventasse una via di salvezza.

Albert Vanhoye

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Il dio che brucia

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Daniel Lifschitz, esegeta e pittore, nelle sue Storielle di rabbi­ni mercanti e malandrini (Paoline), riferisce questa storiella: In un villaggio scoppia un incendio che distrugge la casa di un ricco e la catapecchia di un povero. Entrambi apparentemente perdono tutto. Il povero, però, sorprendentemente, rimane in una pace imperturbabile, mentre il ricco sprofonda nella più cupa disperazione. A un certo punto, il ricco non può trattenersi dal domandare: «Dimmi, Moishele, come fai a essere così sereno mentre il fuoco ha ridotto in cenere tutto quello che avevi?»

Risposta: «A me è rimasto il mio Dio. Il tuo, invece, è brucia­to con la tua casa…»

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Il male è racchiuso dentro di noi

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Il male, il far male è racchiuso in ognuno di noi, a volte è forte da fuoriuscire, a volte riusciamo a contrastarlo e spedire nel più profondo abisso di noi stessi. Resta il fatto che siamo noi a decidere chi siamo.

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Sorella acqua

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L’acqua che scorre abbondante dai nostri rubinetti ci dona vitalità e pulizia… Ma non sempre ci ricordiamo di chi non ha questo privilegio sottovalutando la nostra fortuna facendone spreco ignobile ed incivile.

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La legge interiore

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«Gli uomini dovrebbero pensare meno a ciò che dovrebbero fare e più a ciò che dovrebbero essere ». Maestro Eckhart

 L’epoca moderna è chiaramente « l’era del fare ». Questo modo di puntare con decisione sull’azione non ha nulla di biasimevole in sé se, nello scorrere tumultuoso della vita moderna, siamo ben coscienti di due derive: l’attivismo forsennato, che può trasformarsi in una fuga di fronte alle esigenze della vita interiore; e il culto del decisionismo che, se esagerato, può portare l’uomo a ritrovarsi indifeso e disorientato di fronte a ciò che non è in grado di dominare. Non è mai tempo perso quello speso a seguire la nostra legge interiore e a interrogarci sui fondamenti delle nostre azioni. Abbandoniamo «l’era del fare» per entrare in una nuova era in cui bisogna « lasciarsi vivere », cioè lasciare emergere in noi tutte quelle forze di vita che si traducono in slanci autentici e che ci permettono di esprimere la parte più essenziale di noi stessi.

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Comeun girasole

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Pregare è lasciarsi irradiare dal sole che è Dio.
Pregare è diventare cercatore di sole,
mendicante di cielo.

Il fiore che preferisco è il girasole. Mi piace la fiam­ma gialla dei suoi petali, dove si condensa la luce; sem­brano i raggi di un ostensorio attorno allo scrigno, al tabernacolo dei cento semi. Mi piace l’arroganza dello stelo diritto e robusto, la danza immobile della sua corol­la, il peso del frutto che ne fa reclinare il capo sul seno della terra. Credo che tutto preghi nell’universo, tutto proteso verso Dio: i passi della luce, i cipressi della Toscana, i castagni e le viti delle mie colline: «Il giorno al giorno annuncia il messaggio di Dio, la notte alla notte. Gli al­beri della foresta ne modulano il canto» (cfr. Sal 19).  Ma tra tutte le creature, l’immagine più bella della preghiera è proprio il girasole: pregare è lasciarsi irra­diare dal sole che è Dio; radicarsi con salde radici nella terra e poi muovere verso il cielo. La preghiera non consiste nel dire preghiere, ma è un fendere, con tutto me stesso, verso l’oltre, verso l’Alto, ;pesco senza parole, come una pianta che ha sete. Questo accade quando entro in chiesa, sono alla presenza di Dio, e non mi viene nulla da dirgli, nulla esce

dal centro arido del cuore. Finisco per dedicargli il si­lenzio. Eppure qualcosa di me prega: prega il mio cor­po, prega il mio tempo, ne faccio un piccolo tappeto di minuti, una passatoia di istanti senza parole che stendo davanti ai passi del Signore che viene sempre in me.

Girasole della preghiera muta. Umile preghiera dello stare lì, delle ginocchia piegate, di tutte le distrazioni e di nessuna formula. Guardo il girasole e capisco che non contano le parole, tanto il Signore le conosce tutte prima che salgano alle labbra. Conta il fatto che per un tempo io sto in faccia al mio sole, senza mettere nulla prima di Dio, senza anteporgli nessuno dei miei mille affari. Non so cosa dirgli, ma il mio corpo dice che per un tempo niente mi porta via da Dio. Muta dichiarazione d’amore: «Sto qui perché niente è più importante di te, Signore, almeno per un tempo, almeno per qualche minuto». Girasole della preghiera passiva. Che non fa nulla se non esporsi alla luce, bere il blu del cielo e l’oro del sole, lasciarsi amare. La forza non è in noi, la forza è nel sole, basta lasciarsi irradiare, esporsi. Davanti al Crocifisso non si va per guardare il Crocifisso, ma per lasciarsi guardare da quel corpo dove l’amore ha scritto il suo rac­conto con l’alfabeto delle ferite, indelebili come l’amore. Girasole dell’amore passivo, che accoglie la luce e si • trasforma: diventa specchio di cielo, immagine del sole, testimone che Dio c’è, che Dio è luce. E il tuo cuore ti dirà che tu sei fatto per la luce.

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