10/02/2010

La fiera dei miracoli

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Un miracolo comune:
l’accadere di molti miracoli comuni.

Un miracolo normale:
l’abbaiare di cani invisibili
nel silenzio della notte.

Un miracolo fra tanti:
una piccola nuvola svolazzante,
e riesce a nascondere una grande pesante luna.

Più miracoli in uno:
un ontano riflesso sull’acqua
e che sia girato da destra a sinistra,
e che cresca con la chioma in giù,
e non raggiunga affatto il fondo
benché l’acqua sia poco profonda.

Un miracolo all’ordine del giorno:
venti abbastanza deboli e moderati,
impetuosi durante le tempeste.

Un miracolo alla buona:
le mucche sono mucche.

Un altro non peggiore:
proprio questo frutteto
proprio da questo nocciolo.

Un miracolo senza frac nero e cilindro:
bianchi colombi che si alzano in volo.

Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti:
oggi il sole è sorto alle 3,14
e tramonterà alle 20.01

Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:
la mano ha in verità meno di sei dita,
però più di quattro.

Un miracolo, basta guardarsi intorno:
il mondo onnipresente.


Un miracolo supplementare, come ogni cosa:
l’inimmaginabile
è immaginabile

(Wislawa Szymborska)

09/02/2010

Appassionarsi

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 Non vi è nulla di più invidiabile di un'anima se non la sua capacità di appassionarsi.

La passione equivale a volare, è un movimento celeste verso l'alto.  Essa propone una qualità dell'anima che, a prima vista, sembrerebbe abbondare ai nostri giorni: non è forse vero che le passioni sono all'acme, che l'appassionarsi esplode nei dibattiti televisivi, che un fremito pare correre attraverso tutti i comportamenti? In realtà ciò che impera oggi è soprattutto la frenesia, l'eccitazione, il furore.
Il vero appassionarsi è qualcosa di più profondo e può anche non affiorare in superficie; esso rivela attaccamento a un ideale, dedizione per una causa, convinzione nei confronti di una verità, abnegazione per una missione, amore verso una persona. La passione autentica non è un fuoco di paglia, bensì un impegno forte ed efficace che esalta l'anima. Per questo giustamente Fontane la compara a un volo nei cieli dello spirito; è, infatti, un'esaltazione della persona che - pur soffrendo fatiche e prove - non sente più il peso e si dona con gioia. È un po' come il lievito che fa sollevare la pasta della quotidianità e trasfigura le azioni semplici, irradiandole di luce e di amore. Il filosofo tedesco Hegel, che pure privilegiava la razionalità, confessava: «Nulla di grande nel mondo è stato fatto senza la passione».

08/02/2010

la bellezza

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Di questi tempi sembra essere una rarità. Quasi scom­parsa. Prevale la bruttezza, la disarmonia, la mo­struosità. Si impone la sciatteria. L’ultramoderno. Spicca il cattivo gusto. La volgarità. Con tentacoli sparsi ovunque. Divertimento e spettacolo. Fatti ed eventi. Sen­timenti e relazioni. Chiese e città. Viviamo una storia di abbruttimento, di ombre, di decadenza. Siamo rimasti or­fani di bellezza e di poesia. Ma all'inizio non era così. "Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò" (Gen 1,27). Siamo usciti bel­li’ dalle mani di Dio. Con tutte le creature. Occorre ridi­ventare cultori della bellezza. Di una bellezza totale. Dello spirito e del corpo. Di Dio e degli uomini. Delle strutture e dei legami. Delle chiese e delle città. E ritornare a provare stupore. Sì, perché mentre la bruttezza inselvatichisce, la bellezza ingentilisce il cuore. Crea armonia interiore. Apre orizzonti di senso. Non ha bisogno di parole, ma di uomini e donne che si facciano segno, linguaggio bello’ che rinvia alla fonte della bellezza, a Colui che la Bibbia chiama au­tore della bellezza’ (Sap 13,3). Non sarà proprio questa ‘La bellezza che salverà il mondo?’ (Dostoevskij).

07/02/2010

Sotto quel dirupo

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La mia casa è sotto quel dirupo, ai margini di un fitto bosco; quattro assi, un piccolo fuoco, un misero giaciglio. Un giorno sei passato sul tortuoso sentiero che conduce alla mia casa e vedendomi mia hai detto: “Voglio venire a vivere con te!” Sbigottito ti ho risposto: “Perchè proprio con me? Poco oltre c’è un bellissimo rifugio: li troverai ristoro e un po’ di comodità; appena più in basso c’ è una graziosa villetta piena di fiori: li sentirai il profumo di mille fragranze e il dolce ronzare delle api. Perché ti vuoi fermare qui, ai margini di questo bosco?” Mi hai guardato con infinita dolcezza e prendendomi per mano mi hai sussurrato: “I rifugi hanno delle fondamenta, si sorreggono da soli; le ville hanno un padrone, non cadranno! Ma la tua casa senza un puntello cede, senza una luce resta avvolta nelle tenebre. Mi fermo qui, nel tuo disordine, tra queste mura sporche di caligine, tra questi abiti che odorano di una banale quotidianità. Da allora Tu sei sempre stato con me, la nostra casa è diventa la casa di tante persone sole che non sapevano dove andare, senza un tetto e un affetto da condividere. Adesso che sono lontano da quella casa, mi sento solo e inutile. Signore, ti prego, passa ancora sul mio sentiero, prendimi ancora con Te.

06/02/2010

il formicaio

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Tutto ciò che l’uomo cerca su questa terra è dinanzi a chi genuflettersi, a chi affidare la propria coscienza e in che modo, infine, riunirsi tutti in un indiscusso, comune e concorde formicaio; (Dostojevskij).

Il nostro tempo è ancor più esplicito e indecente nel mostrare la verità di quest’affermazione: la moda impera e fa seguaci ciechi, il luogo comune imperversa sbeffeggiando chi si affatica a ragionare, la televisione accoglie folle di guardoni istupiditi da spettacoli volgari e "taroccati". L’immagine del formicaio è illuminante, ma lo è soprattutto una frase amara: l’ansia di «affidare la propria coscienza» a un altro. È questa la vera perdita dell’anima, è l’essiccarsi della moralità, sostituita dal "così fan tutti". E se non siamo più che attenti, questa deriva colpisce ciascuno di noi, perché il conformismo è un nemico invisibile che si insinua in tutti gli ambienti, anche in quelli più santi, lasciandovi le sue malefiche spore. Parlando all’assemblea generale dell’Onu nel 1961, Kennedy aveva dichiarato: «Il conformismo è il carceriere della libertà e il nemico dello sviluppo».  Le sue catene sono, però, dorate e la sua violenza è dolce e nascosta. Per questo è necessario tener alta la guardia e non consegnare mai a nessuno la propria coscienza, ma neppure addormentarla nella superficialità.

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