21/11/2009

Il legno inutile

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In un angolo sperduto del mondo, nel folto di una foresta fittissima, c'era una scaletta. Era una semplice scala a pioli, di vecchio legno stagionato e usurato.
Era circondata da abeti, lanci, betulle. Alberi stupendi. Là in mezzo sembrava davvero una cosa meschina.
I boscaioli che lavoravano nella foresta, un giorno, arrivarono fin là. Guardarono la scala con commiserazione: "Ma che robaccia è?" esclamò uno.
"Non è buona neanche da bruciare" disse un altro.
Uno di loro impugnò l'ascia e l'abbatté con due colpi ben assestati. Venne giù in un attimo. Era davvero una cosa da niente. I boscaioli si allontanarono ridacchiando.
Ma quella era la scala su cui ogni sera si arrampicava l'omino che accendeva le stelle.
Da quella notte il cielo sulla foresta rimase senza stelle.

C'è una scala anche dentro di te. Paragonata alle tante cose che ti vengono offerte ogni giorno é un niente. Ma è la scala che serve per salire ad accendere le stelle nel tuo cielo.
Si chiama preghiera.

20/11/2009

Quale Sarà il Mio Posto

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Quale sarà il mio posto nella casa di Dio? Lo so, non mi farai fare brutta figura, non mi farai sentire creatura che non serve a niente, perché
Tu sei fatto così: quando serve una pietra per la tua costruzione, prendi il primo ciottolo che incontri, lo guardi con infinita tenerezza e lo rendi quella pietra di cui hai bisogno: ora splendente come un diamante, ora opaca e ferma come una roccia, ma sempre adatta al tuo scopo.
Cosa farai di questo ciottolo che sono io, di questo piccolo sasso che tu hai creato e che lavori ogni giorno con la potenza della tua pazienza, con la forza invincibile del tuo amore trasfigurante?

Tu fai cose inaspettate, gloriose. Getti là le cianfrusaglie e ti metti a cesellare la mia vita. Se mi metti sotto un pavimento che nessuno vede ma che sostiene lo splendore dello zaffiro o in cima a una cupola che tutti guardano e ne restano abbagliati, ha poca importanza.
Importante è trovarmi là dove tu mi metti, senza ritardi.
E io, per quanto pietra, sento di avere una voce: voglio gridarti, o Dio, la mia felicità di trovarmi nelle tue mani malleabile, per renderti servizio, per essere tempio della tua gloria.

19/11/2009

Riflessi di sole

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Mentre passeggiavo una sera con un mio amico, da una discarica illuminata dagli ultimi raggi d'un sole rosso, rosso, il nostro occhio restò colpito da una fonte luminosissima, quasi un prisma gigante che mandava luce a raggiera. Incuriositi, ci avvicinammo a quell'oggetto straordinariamente risplendente. Era un frammento di uno specchio fatto a pezzi e gettato tra i rifiuti.

Abbiamo colto l'importanza di stare sempre e comunque al sole. Uno specchio, bello o brutto, piccolo o grande, intero o spezzato che sia, quando sta al sole, desta sempre stupore; non può riflettere che il sole. Ogni riflesso allora risulta una meraviglia. Se pensassi a chi sono io, mi sorprenderei dei risultati ottenuti. Gli effetti supererebbero di gran lunga la causa. La causa non è lo specchio, mala potente luminosità del sole. Al sole tutto acquista significato e importanza: anche la pochezza o la nullità dello specchio che se si mette a disposizione del sole, diventa importante tanto da essere scambiato per lo stesso sole.
Risulta addirittura positivo, per lo specchio che sta al sole, l'essere ridotto a mille pezzi, perché ogni pezzo riflette il sole e da quello che in origine era un solo specchio vengono irradiati mille riflessi di luce.
Credere all'amore di Dio è vivere immersi nella luce: stare al sole è creare meraviglia là dove si è, così come si è. Guardando il sole riflesso non si bada più allo specchio o alla sua qualità, ma si beneficia della luce e degli effetti salutari del sole.
Ogni creatura che sta al sole diventa subito riflesso del sole e benefattrice delle altre creature che ancora non hanno conosciuto il sole, ma ne siano indirettamente irradiate.

Mi disse allora l'amico: ti ringrazio di questa bellissima metafora del sole e dello specchio in frantumi. Finora mi sono sempre rammaricato con Dio di come mi sono ridotto con le mie incorrispondenze. Mi sono spesso sentito un'anima a pezzi. Ho sempre guardato lo specchio della mia anima all'ombra del mio modo di vedere, di valutare cose e debolezze. Ora tu mi hai messo al sole dell'amore di Dio, partecipe del gaudio del suo gioioso perdono. E mi glorierò del mio specchio, infranto, ma esposto continuamente al sole, anche in una discarica, affinché ogni pezzetto rifletta il sole intero per coloro che vivono ancora all'ombra della loro poca fede.

Mi hai insegnato a ringraziare il sole per i riflessi di luce che mi manda a raggiera da ogni fratello, dall'umanità frantumata. È meraviglioso essere una raggiera per gli altri e godere che gli altri lo siano per noi.

18/11/2009

L'esempio

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Un eremita vide una volta, in un bosco, uno sparviero. Lo sparviero portava al suo nido un pezzo di carne: lacerò quella carne in tanti piccoli pezzi, e si mise a imbeccare anche una piccola cornacchia ferita.
L'eremita si meravigliò che uno sparviero imbeccasse così una piccola cornacchia, e penso: "Dio mi ha mandato un segno. Neppure una piccola cornacchia ferita viene abbandonata da Lui. Dio ha insegnato addirittura ad un feroce sparviero a nutrire una creaturina d'altra razza, rimasta orfana al mondo. Si vede proprio che Dio dà il necessario a tutte le creature: e noi, invece, stiamo sempre in pensiero per noi stessi.
Voglio smetterla di preoccuparmi di me stesso! Dio mi ha fatto vedere che cosa devo fare. Non mi procurerà più da mangiare! Dio non abbandona nessuna delle sue creature: non abbandonerà neanche me".
E così fece: si mise a sedere in quel bosco e non si mosse più di là: pregava, pregava, e nient'altro. Per tre giorni e per tre notti rimase così, senza bere un sorso d'acqua e senza mangiare un boccone. Dopo tre giorni, l'eremita s'era tanto indebolito, che non era più capace d'alzare la mano.
Dalla gran debolezza, s'addormentò. Ed ecco apparirgli in sogno un angelo. L'angelo lo guardò accigliato e gli disse: "Il segno era per te, certo. Ma perché tu imparassi ad imitare lo sparviero!".

A questo punto Gesù domandò:
"Secondo te, chi di questi tre si é comportato come prossimo per quell'uomo che aveva incontrato i briganti ?"
Il maestro della legge rispose:
"Quello che ha avuto compassione di lui".
Gesù allora gli disse:
"Va'e comportati allo stesso modo" (Luca 10,36-3 7).
Troppo facilmente ci mettiamo dalla parte di chi deve ricevere. Per Gesù, noi siamo quelli che devono dare.

17/11/2009

ORMAI SIAMO UOMINI SENZA RIMORSI di David Maria Turoldo

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Restituiscimi all'infanzia, Signore, fa' che ritorni fan­ciullo, al sapore vero delle cose, al gusto del pane e del­l'acqua. Il tempo ha limitato i sensi fino a renderli im­passibili.

Signore, salvami dall'indifferenza, da questa anoni­mia di uomo adulto. E il male di cui soffriamo senza averne coscienza.

Esso è la morte di ogni religione e di ogni possibilità lirica per la creazione; l'indifferenza e l'assenza dello spi­rito sono la causa della nostra schiavitù e decadenza.

Quando un popolo è indifferente, allora sorgono le dittature e l'umanità diventa un gregge solo, appena una turba senza volto; allora il bene è uguale al male; il sa­cro uguale al profano; e l'amore è unicamente piacere, un male il sacrificio, un peso la libertà e la ricerca.

Signore, salvami dal colore grigio dell'uomo adulto e fa' che tutto il popolo sia liberato da questa senilità del­lo spirito. Ridonaci la capacità di piangere e di gioire; fa' che il popolo ritorni a cantare nelle tue chiese.

Ti chiedo occhi puri e mani delicate per vederti e sen­tirti, nascosto nei giorni e nelle notti. Che io abbia an­cora la percezione del mistero vivo e tremendo della vi­ta e della morte.

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