01/03/2009
I frati e il mattone

Due frati abitarono per lunghi anni la stessa cella, senza mai venir fra di loro a contesa. Un giorno uno disse all'altro « Proviamo un po' a far lite fra noi come fanno gli altri ». L'altro rispose: «Non so cosa mai sia una lite ». E il primo: «Ecco: tra me e te metto un mattone, e io comincio col dire: questo è mio. E tu rispondi: no, non è tuo, è mio; le liti cominciano sempre a questo modo ». Misero in mezzo un mattone, e uno disse: « Questo è mio »; e l'altro rispose: «No, è mio ». E il primo: « Se è tuo, prendilo e vattene in pace ». E non riuscirono a far lite tra loro.
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28/02/2009
L'uomo dalla vista corta

C'era un tale che desiderava possedere dell'oro: tanto oro, tutto l'oro possibile; lo desiderava così ardentemente da non aver pensiero o desiderio per alcuna altra cosa. Anzi, nelle vetrine non vedeva neppure che, oltre ai monili scintillanti d'oro, esistevano pure molte altre cose belle. Un giorno non seppe più resistere: entrò difilato nel negozio del gioielliere, afferrò in fretta una manciata di bracciali d'oro e corse via. Naturalmente fu subito arrestato, e i gendarmi gli dissero: «Ma come potevate credere di farla franca? Il negozio era pieno di gente ». « Davvero? », fece l'uomo stupito. «Non me ne sono accorto. Io non vedevo che l'oro ».
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27/02/2009
Il diavolo e il contadino

Un giorno il diavolo si recò in perlustrazione per vedere come gli uomini pregassero. Il suo giro fu breve - poiché gli uomini in preghiera erano ormai rari come le mosche bianche - e soddisfacente - poiché i loro gemebondi biascichii erano del tutto innocui. Se ne stava tornando allegro a casa, quando notò in un campo un contadino che stava gesticolando. Incuriosito, si nascose dietro ad una zolla e stette ad osservare. L'uomo stava liticando violentemente con Dio: lo strapazzava, lo trattava senza riguardo, gliene diceva di tutti i colori. Il diavolo si fregò le mani. Ma in quel momento passò di lì un prete: - Buon uomo - disse al contadino. - Perché mai ti comporti così? Non sai che insultare Dio è peccato? - Reverendo - rispose l'uomo -, se me la prendo con Dio, è perché ci credo; se lo strapazzo, è perché ci sono affezionato; se grido, è perché so che mi ascolta. - Tu vaneggi - disse il prete allontanandosi.
Ma il diavolo, che ne sapeva una più di un prete, fu molto allarmato: aveva scoperto un uomo capace ancora di pregare.
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26/02/2009
Storia di un chicco di grano

Come il seminatore ebbe terminato l'opera sua, il chicco di grano venne a trovarsi tra due zolle di terra nera e umidiccia, e divenne terribilmente triste. Era buio, era umido, e l'oscurità e l'umidore aumentavano sempre di più, poiché al calar della sera la nebbia s'era disciolta in pioggia fitta fitta. C'era da darsi alla disperazione. E il chicco di grano fece proprio cosi: prese a frugare nella memoria per fame uscire il ricordo di tempi belli e non belli - cosa, come tutti sanno, che porta alla disperazione. Bei tempi quelli - quando il chicco di grano stava al caldo e al riparo in una spiga diritta e cullata dal vento, in compagnia dei fratellini! Bei tempi si, ma cosi presto passati! Poi era venuta lli falce, con il suo suono stridulo e devastatore, a sbattere a terra le spighe. Poi i mietitori con i loro rastrelli avevano caricato sui carri le spighe legate in covoni; Poi, cosa più terribile ancora, i battitori si erano accaniti sulle spighe pestandole senza pietà. E le famigliole dei chicchi, vissute sempre insieme sin dalla verde giovinezza, erano state sbalzate fuori dalle loro spighe, e i chicchi scaraventati all'ingiro, ciascuno per conto suo, per non incontrarsi mai più. Ma nel sacco del grano almeno ci si trovava ancora in compagnia. Un po' pigiati, è vero, e magari si respirava a fatica, ma insomma si poteva chiacchierare un po'... Ora invece, era l'abbandono assoluto, la solitudine tetra, la distruzione sicura! Il chicco di grano pativa l'umidità, e sentiva che in breve tutto quell'umidore lo avrebbe completamente inzuppato... Ma l'indomani fu peggio, quando l'erpice passò sul campo, e il chicco di grano si trovò nel tenebrore più denso, con terra sopra, terra sotto, terra da tutte le parti. L'acqua lo penetrava tutto, non sentiva più in sé il minimo cantuccio asciutto. « Ma perché fui creato », gemeva, «se dovevo finire in modo cosi miserando? Non sarebbe stato meglio per me non aver mai conosciuto la vita, la luce del sole? » Allora dal profondo della terra una voce si fece sentire. Gli diceva: «Abbandonati con fiducia. Volentieri, senza paura. Tu muori per rinascere a una vita più bella ». « Chi sei? » domandò il povero chicco, mentre un senso di rispetto sorgeva in lui. Poiché sembrava che la Voce parlasse a tutta la terra, anzi all'universo intero. « lo sono Colui che ti ha creato, e che ora ti vuole creare un'altra volta ».
Allora il chicco di grano si abbandonò alla volontà del suo Creatore, e non seppe più nulla di nulla.
Un mattino di primavera, un germoglio verde mise fuori la testolina dalla terra umida. Si guardò intorno inebriato. Era proprio lui, il chicco di grano, tornato a vivere un'altra volta. Nell'azzurro del cielo il sole splendeva e la lodoletta cantava. Era tornato a vivere... E non da solo, poiché intorno a sé vedeva uno stuolo di germogli in cui riconobbe i suoi fratellini. Allora la tenera pianticella si sentì invadere dalla gioia di esistere, e avrebbe voluto alzarsi fino al cielo per accarezzarlo con le sue foglie.
« Se il chicco di grano non muore... »
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25/02/2009
Come piume al vento

A una donna che si accusava di frequenti maldicenze e calunnie, san Filippo Neri chiese: - Vi capita spesso di sparlare così del prossimo? - Spessissimo, Padre - rispose la penitente. - Il vostro peccato è grande, figliola, ma la misericordia di Dio è ancora più grande. È quindi necessario che facciate penitenza. Uccidete una gallina e portatemela, spennandola lungo la strada da casa vostra fin qui. La donna ubbidì e ritornò con la gallina spennata. - Ora - le disse san Filippo - ritornate per la stessa strada e raccogliete le piume della gallina ad una ad una. - È impossibile! Con il vento di oggi non è più possibile trovarle... - Lo so anch'io - concluse il Santo - ma ho voluto farvi comprendere una grande verità. Se non potete raccogliere le piume di una gallina, come farete a riparare a tutte le maldicenze sparse a danno del vostro prossimo?
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23/02/2009
L'illusione della civetta

Una civetta incontrò una quaglia che le chiese: - Dove vai? Vedo che stai preparando armi e bagagli... - Me ne vado in Oriente - rispose la civetta. - E perché mai? - chiese la quaglia - Non ti trovibene qui? - La gente del villaggio odia il mio stridulo verso. Per questo ho deciso di partire... Allora la quaglia osservò: - Quel che dovresti fare è cambiare il tuo stridulo ver so. Se non lo sai fare, sarai malvista ovunque.
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22/02/2009
Beatitudini per il nostro tempo

BEATI quelli che sanno ridere di se stessi:
non finiranno mai di divertirsi.
BEATI quelli che sanno distinguere un ciottolo da una montagna:
eviteranno tanti fastidi.
BEATI quelli che sanno ascoltare e tacere:
impareranno molte cose nuove.
BEATI quelli che sono attenti alle richieste degli altri: saranno dispensatori di gioia.
BEATI sarete voi se saprete guardare con attenzione le cose piccole e serenamente quelle importanti:
andrete lontano nella vita.BEATI voi se saprete apprezzare un sorriso e dimenticare uno sgarbo:
il vostro cammino sarà sempre pieno di sole.
BEATI voi se saprete interpretare con benevolenza gli atteggiamenti degli altri anche contro le apparenze:
sarete giudicati ingenui ma questo è il prezzo dell'amore.
BEATI quelli che pensano prima di agire e che pregano prima di pensare:
eviteranno tante stupidaggini.
BEATI soprattutto voi che sapetericonoscere il Signore in tutti coloro che incontrate:
avete trovato la vera luce e la vera pace.
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21/02/2009
Di fronte ai cambiamenti

Il mondo cambia se io cambio, il mondo si fa nuovo se io divento nuova creatura e mi impegno, anche se altri non lo fanno. Perché la notte comincia con la prima stella, il fiume comincia con la prima goccia d'acqua, l'amore comincia con il primo sguardo. (Ermes Maria Ronchi).
Ci troviamo di fronte ad una società che sta cambiando velocemente. La politica e la Chiesa sono in continuo fermento, ma i cambiamenti stanno toccando anche le abitudini quotidiane, la famiglia, l’economia e la cultura. Non possiamo negare che tutto ciò mette addosso della paura e che ai cambiamenti siamo tentati d rinunciare. Pur tuttavia non è raggomitolandoci in noi stessi che progrediremo. Anzi. Più ci raggomitoleremo in noi stessi e più ci faremo male. Scrive Eileen Caddy: “I cambiamenti possono cominciare dalle piccole cose, ma via via che ti addentrerai nel nuovo, essi diventeranno più drastici e importanti. A volte è necessario un completo rivolgimento per condurre un nuovo modo di vivere, e talvolta forse anche essere in apparenza crudeli, per poter essere buoni, per eliminare il vecchio e scoprire il nuovo. Non irritarti per gli straordinari cambiamenti che debbono avvenire, ma sii pronta ad accoglierli e a fluire con essi per aiutarne la realizzazione”. Cambiare significa perdere, lasciare una parte di noi, ma anche fare nuovi incontri, aprire nuove prospettive e condividere quelle risorse che riteniamo comuni a tutti, come la difesa della vita e della morte, che sono patrimonio di tutti. Non solo dei credenti, non solo dei cattolici. Se ce ne renderemo conto, scopriremo nuove opportunità di vita anche per coloro che adesso vengono esclusi ed ignorati, altrimenti sarà la fine per tutti.
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20/02/2009
una lettera per Ruth

Ruth aprì la sua cassetta della posta e vi trovò dentro solo una lettera. La girò e la rigirò prima di aprirla, e vide che c’era scritto sopra il suo nome ed indirizzo. Diceva così: Cara Ruth: "Nella giornata di sabato sarò nel tuo quartiere e vorrei venire a trovarti. Ti voglio sempre bene, Gesù". Le mani di Ruth tremavano mentre appoggiava la lettera sulla tavola. - "Perchè Dio vuole visitarmi visto che io non sono niente di speciale?" Nel frattempo si ricordò che non aveva niente da offrire al suo ospite: il suo frigorifero era desolatamente vuoto, pensò. "Oh no! Non ho proprio niente da presentare al mio visitatore. Devo andare al supermercato e comprare qualcosa per la cena!" Prese il suo portafoglio: dentro c’erano 5 €. "Bene, posso almeno comprare pane e formaggio". Si infilò il cappotto e si precipitò fuori. Comprò un pezzo di pane francese, una fetta di formaggio ed una busta di latte. Terminati gli acquisti si ritrovò in tasca solo dodici centesimi con cui tirare avanti fino al lunedì. Era contenta e si sentiva sempre meglio man mano che si avvicinava a casa con la sua umile spesa sotto braccio. "Signorina, per favore, può aiutarci?" Ruth era così immersa nei suoi preparativi per la cena che non si era accorta di due figure rannicchiate sul marciapiede. Un uomo e una donna, entrambi vestiti di stracci. "Vede signorina, io non ho lavoro e quindi mia moglie ed io stiamo vivendo per la strada. Stiamo morendo di freddo e abbiamo tanta fame e se lei potesse aiutarci noi le saremmo immensamente grati". Ruth li guardò. Erano sporchi ed emanavano un notevole fetore; la ragazza pensò che se avessero veramente voluto trovare un lavoro sicuramente non sarebbero stati lì a chiedere l’elemosina. "Guardi, mi piacerebbe davvero darvi una mano, ma anch’io sono povera. Tutto quel che ho è un poco di pane ed un pezzo di formaggio; ho un invitato speciale a cena questa sera e perciò pensavo di offrire a lui queste cose". "D’accordo, capisco. Comunque mille grazie" L’uomo posò il braccio sulle spalle della moglie e i due si incamminarono in direzione della strada. Ruth li guardava allontanarsi e sentì un gran dolore al cuore. "Signore, aspetti". La coppia si fermò, mentre la ragazza correva loro incontro. "Perchè non prendete questi alimenti? Vuol dire che al mio invitato offrirò qualcos’altro" disse Ruth mentre porgeva loro il sacchetto del supermercato. "Grazie. Grazie infinite, signorina". "Davvero grazie" le disse la donna e Ruth si accorse che stava tremando per il freddo. "Sa signora, ho un altro cappotto a casa mia, perciò prenda pure questo", disse Ruth alla donna mentre le sistemava l’indumento sulle spalle. La ragazza ritornò a casa sorridendo, ma senza cappotto e senza più nulla da offrire al suo invitato. Man mano che si avvicinava a casa si sentiva però un po’ dispiaciuta, perchè sapeva che non c’era proprio niente con cui dar da mangiare al Signore. Quando infilò la chiave nella serratura si accorse che nella buca delle lettere c’era qualcosa. "Che cosa strana! Di solito, il postino non viene due volte nello stesso giorno". Ella prese la busta e la aprì: "Amatissima Ruth: E’stato davvero meraviglioso rivederti. Grazie per il cibo e grazie anche per il delizioso cappotto. Ti voglio sempre bene, Gesù."
Io so che a volte è difficile imbattersi in Dio nelle piccole cose che ci circondano, compreso le persone che a volte non ci sono gradite, ma è PROPRIO IN QUESTE OCCASIONI che Egli desidera incontrarsi con noi: in ogni piccola e meravigliosa cosa che accade per il nostro bene.
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18/02/2009
Mantello e pagnotta

Un uomo in fama di santità, mentre percorreva le strade di un villaggio, vide un poveraccio seminudo che tremava dal freddo. Si tolse allora il mantello, lo divise a metà e lo diede al poveretto. Poi, mentre soddisfatto se ne tornava a casa, vide sul bordo di un fossato un uomo che aveva in mano una pagnotta e ai cui piedi era accucciato un cane. Notò che l'uomo spezzava il pane e, un boccone dopo l'altro, lo dava da mangiare al cane, finché tutta la pagnotta finì nelle sue fauci. - O tu - lo! interpellò - quanto pane guadagni al giorno? - La pagnotta che era fra le mie mani, e che ho dato da mangiare al cane. - Ma perché l'hai data a quest'animale invece di provvedere ai tuoi bisogni?
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