29/02/2012
L'intransigenza
Intransigenza è per molti sinonimo di integralismo, ottusità, chiusura; insomma ha una valenza negativa, naviga tra le acque salmastre di un estremismo chiuso al dialogo, bigotto, una sorta di puritanesimo stucchevole e petulante. In realtà l’intransigenza, collocata in un contesto di rilassatezza morale, relativismo intellettuale e religioso, di sincretismo che tende ad appiattire e a uniformare tutto e tutti diventa una vera è propria virtù, una sorta di integrità del comportamento e del pensiero. L’intransigenza si radica su un tessuto valoriale solido, su alcune certezze fondamentali che non possono venir meno; delimita il confine tra certezza e dubbio sistematico, salvaguardia e accomodamento, integralità e compromesso; evita di scivolare nell’ambiguità, in un lupanare dove si vendono e si comprano a buon mercato le proprie e le altrui idee, nella rincorsa frenetica, per dirla come Dante, di quell’insegna “che d’ogne posa mi parea indegna”. Si, al di là di ogni umano accomodamento, l’intransigenza virtuosa non ci fa cadere nel tetro girone di quegli “sciagurati che mai non fur vivi”, tra gli ignavi, i pusillanimi privi di una forza interiore, incapaci di prendere una posizione, sempre pronti a seguire i venti del “pensiero comune”. Grande è la differenza tra intransigenza e integralismo. La prima è un criterio di misura che si usa verso se stessi, il secondo è un peso che si impone agli altri, un parametro che si usa nei confronti delle tare di chi ci sta accanto; la prima è virtuosa, il secondo è deleterio.
00:30 Scritto da: falconelungi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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